Rosetti elogia il Var e dimentica che sarebbe bastato l’occhio umano a decretare il misfatto ai danni della Roma.

Il noto arbitro Roberto Rosetti ha rilasciato una intervista alla Gazzetta dello Sport per tracciare un piccolo bilancio sull’introduzione della moviola in campo, conosciuta meglio con la sigla VAR.

Prima di andare avanti ci sarebbe da superare un intoppo psicologico che procura il nome del direttore di gara ai tifosi romanisti.

Parlare di Rosetti è come parlare di corda a casa dell’impiccato.

Fa ancora discutere cosa combinò  a S, Siro la sera del 27 febraio 2008.

Le sue decisioni ebbero una influenza decisiva sul risultato di 1-1 acciuffato in extremis dall ‘ Inter.

La bella Roma di Spalletti stava impartendo una lezione ai meneghini quando, in vantaggio di 1 -0 , si vide bersagliata dall’arbitro torinese incappato in una delle giornate più infelici della carriera.

Cacciò Mexes per un fallo discutibile consentendo all’Inter,in superiorità numerica,  di segnare con Zanetti il gol che valeva uno scudetto.

Infatti da quella gara i milanesi spiccarono il volo, mentre la Roma vide sfumare le ultime speranze di concorrere anch’essa per il titolo.

Ecco perchè in casa giallorossa si drizzzano le antenne, ogni volta che riappare il nome di Rosetti.

Altro che VAR sarebbe servita all’arbitro piemontese per documentare il suo misfatto.

Oggi Rosetti difende la moviola forse perchè pesa anche a lui il ricordo di quella sera che tarpò le ali ai giallorossi.

Secondo un parere personale, con l’intervista alla Gazzetta,

egli si da un’altra volta la zappa sui piedi.

Con i suoi numeri sciorinati per benino, alimenta il sospetto di un calcio robotizzato, schematizzato, ossessionato dall’occhio magico,

Rosetti pensa di aver fatto un favore al football quando rivela trionfante  che ”  i falli di gioco sono diminuiti : erano stati 260 nelle prime sette giornate dello scorso torneo, oggi ci fermiamo a 203: I gialli sono passti da 313 a 245 , i rossi da 24 a 15 “.

Paradossalmente queste tabelline non fanno che confermare : il vero calcio è finito.

Condizionati dall’esercito di “guardoni” spiegati ai bordi del campo, i giocatori diventano soldatini disciplinati che hanno perduto il piacere di muoversi secondo le doti naturali. Se a qualcuno venisse in mente di tentate un affondo , magari con una spallata robusta contemplata dal regolamento, ci pensa due volte. Si frena nel timore che la sua inizativa venga interpretata come un atto falloso. Anche che perchè le ultime esperienze hanno dimnostrato che c’è poco da fidarsi dello stesso Var. Un esempio su tutti ce l’ha fornito il rigore concesso alla Juventus sul campo dell’Atalanta , sbagliato da Dybala. Il penalty è scaturito da un episodio su cui ancora oggi staremmo a discutere. Il perfetto Var si è scontrato con una realtà che non sarà mai possibile decifrare.

Chi potrà  stabilire se il pallone respinto dalla barriera bergamasca fosse da rigore ? La palla ha  sbattuto  sul braccio di Petagna a quanti millimetri dalla spalla e quanti dal gomito ? Nel dubbio: rigore a favore dell Juve. Come sempre.A che è servito il Var ?

Nella stessa gara altro episodio inquietante, sbandierato come una vittoria. E’ stato annullata una rete ai bianconeri dopo che il video assistance era intervenuto a rilevare un fallo precedente di Lichtsteiner su Gomez

Quella sera alla moviola è andata bene. Ma quanti falli avvengono durante una gara simili a quello dello juventino che andrebbero radiografati, esaminati , discussi. ? . Qui ha ragione Allegri quando dice che quando il campionato entrerà nel vivo, le partite potrebbero durare quattro ore.

Prima che il discorso ci porti lontano, chudiamo con una piccola riflessione.

La bene il Var che scruti anche il pelo per decretare un fuori gioco, che sfoggi il sapere di anatomia per stabilire se il pallone finito sul braccio sia più vicino all’omero o al gomito.

Pare che sia di gradimento pure ridurre tutto in uno schemino da cui Rosetti ricava numeri  non accorrgendosi che si sta snaturando il football.

Paradossalmente , più si elencano dati, statistiche , maggiormente si avvalora il sospetto di un calcio freddo, falso, di plastica. Esso non concede più alla fantasia, soprattutto alla continuità di manovra fiore allo occhiello di uno sport diverso dagli altri , la  possibilità di muoversi senza sentirsi addosso gli occhi del “guardone ” .

Se il Var . tanto decantato dall’abitro piemontese, fosse esistito quella sera a S. Siro, dove ne combinò di tutti i colori , staremmo ancora a discutere sul centimetro che procurò l’espulsione di Mexes , valido per i nerazzurri, scandaloso per i romanisti.In ogni caso, sarebbe stato sufficiente l’occhio umano per decretare la sua bocciatura senza scomodare moviolisti, osservatori, arbitri addetti, tecnici, amici dei tecnici, parenti del custode dello stadio ad infoltire il plotone del Var .

A proposito del Video assistance come mai , cosi preciso, infallibile, non si sia accorto del calcio di rigore su Perotti ?

Con tre punti in più e tre in meno per l’Inter , la squadra di Di Francesco e tutti i tifosi i romanisti, avrebbero accolto storcendo meno il naso i numeri di Rosetti.

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