La “sciarpata” magica

Notte d’incanto, serata magica. Sei trascorsa cullandoti sui freschi ricordi dell’Olimpico.  Su voci rauche, sui pianti di Carlo Verdone, figlio illustre di razza romanista, su animi ebbri di feicità , sulle grida della gente giallorossa.

Quella rete gonfiata da Dzeco, quel bolide di capitan De Rossi,  quella corsa di Manolas, uguale quella di Tardelli, hanno lasciato

pochi clienti alle braccia di Morfeo, dio del sonno e delle visioni oniriche.

Nessun dorma,  è festa grande.

Dalle colline di Monte Mario è partito un fiume in piena quando l’arbitro  Turpin ha indicato a Messi e compagni la via degli spogliatoi.

“Non è aria ragazzi, Lasciate la scena ai giallorossi. I canonici 90 minuti sono scaduti. Avete finito di soffrire “.

L’Olimpico colmo con un uovo si era presentato con le sciarpe tese  fresche di bucato.

Morbide, odorose, dipinte con i colori della Città Eterna. Centomila braccia , mani  sudate le alzavano al cielo come scudo dell ‘orgoglio.

La “sciarpata ” , gigantesca fisarmonica, suonava melodie  per i garretti romanisti.

Inni di battaglia per le ginocchia bleugrana.

Seguendo lo spartito, il maestro Eusebio Di Francesco agitava la bacchetta.

Flauti e sassofoni, primi violini, maestri di tamburi , tutti appresso all’organetto del tifo giallorosso.

Nessuno ha steccato.

La recita perfetta è servita a colmare i danni dell’andata , quando un maldestro fischietto di origine olandese, ignorò l’attentato a Dzeco.

Per nulla disarmati , gli alfieri della sciarpa si sono dati appuntamento giurando vendetta , tremenda vendetta da far impallidire il Rigoletto.

E vendetta fu, consumata sotto un manto di striscioni, di vessilli e di bandiere, accompagnata dalla marcia di Radetsky.

Da Trastevere alla garbatella, Dalla borgata Finocchio a Torpignattara, il Colosseo passava il testimone al Cupolone ,

fiumi di appassionati, vivendo di luce riflessa carpita in diretta, urlavano a squarciagola : Io c’ero .

Ma  tutti c’eravamo . I nonni potranno raccontare  ai nipotini accoccolati, rapiti: in una sera di aprile accadde……

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